Gestori globali si contendono potenziali nuovi investitori in Cina

mercoledì 12 dicembre 2012 10:54
 

SHANGHAI, 12 dicembre (Reuters) - I gestori esteri presenti in Cina cercheranno sempre di più di intercettare le decine di miliardi di dollari che dovrebbero arrivare nel paese nei prossimi anni, attirati dagli sforzi di Pechino per aprire i propri mercati finanziari, creando nuove opportunità per lo stagnante settore dei fondi cinese.

Quest'anno la Cina ha ampliato lo schema QFII (Qualified Foreign Institutional Investor), il principale canale per l'investimento estero sui mercati azionari e obbligazionari cinesi, nella speranza di attirare investitori di lungo periodo come i fondi pensione per stabilizzare la volatile borsa cinese.

Ma molti di questi fondi esteri non hanno la rete e le conoscenze per investire direttamente in Cina e si stanno rivolgendo a gestori terzi o consulenti.

Proprio per sfruttare l'allargamento delle maglie del QFII come opportunità per creare nuovo business i manager delle partnership cinesi di società come BNP Paribas, Assicurazioni Generali e Deutsche Bank sono volati di recente oltreoceano per incontrare potenziali nuovi clienti.

"Ci sono molti nomi nuovi interessati. Non hanno contatti in Cina ma vogliono a tutti i costi fare asset allocation", spiega Gerard DeBenedetto, AD di AZ Investment Management, controllata di Azimut specializzata in consulenza. La sua società ha visto un aumento delle richieste di informazione da parte di investitori QFII nei mesi scorsi, ha aggiunto.

E' opinione diffusa fra analisti e manager del settore che a molti gestori cinesi manchino i fondamentali - ad esempio personale che parli inglese o sistemi IT compatibili con le attività QFII - e abbiano orizzonti di investimento più brevi con una rotazione dei portafogli azionari tipicamente più frequente di quelli esteri. Questo rappresenta un vantaggio competitivo per i gruppi di gestione esteri che devono operare in Cina tramite joint venture con partner domestici e hanno già una presenza significativa nel settore, gestendo circa il 57% del patrimonio complessivo.

(Samuel Shen e Kazunori Takada)

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