Industria, in 2012 tiene farmaceutica, su export pesano costi

mercoledì 20 febbraio 2013 14:34
 

ROMA (Reuters) - La farmaceutica è il settore che ha registrato in Italia la migliore performance nel 2012, mentre soffrono alcuni comparti della manifattura tradizionale come tessile e legno. Sulle esportazioni pesano più gli alti costi che le dimensioni delle aziende, secondo il primo rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi.

Considerando le dinamiche nel corso del 2012, "tra i settori che hanno mostrato in questa delicata fase congiunturale una migliore tenuta ci sono la farmaceutica e la fabbricazione di altri mezzi di trasporto, accanto a due comparti tradizionali quali le bevande e le altre industrie manifatturiere", dice Istat, mentre in fascia alta, ma in peggioramento, ci sono la meccanica e il settore petrolifero.

Nella parte bassa della graduatoria ci sono invece "la stampa e riproduzione di supporti registrati, alcuni comparti della manifattura tradizionale (mobili, tessile e legno, questi ultimi con tendenza al miglioramento), settori di rilievo quali la gomma e plastica e la lavorazione di metalli non metalliferi".

La farmaceutica, insieme con la chimica, la meccanica e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e non, mostra una solidità strutturale costante tra il 2008 e il 2010. Nel 2010 l'insieme di questi settori ha rappresentato oltre il 27,4% del valore aggiunto manifatturiero.

Le 45.000 imprese manifatturiere esportatrici italiane hanno aumentato dell'11% le vendite tra gennaio/novembre 2010 e gennaio/novembre 2012.

Un'impresa manifatturiera su due ritiene che per espandere le esportazioni servirebbero ulteriori misure di garanzia o di agevolazione del credito all'export: tra i principali ostacoli alle esportazioni sono indicati la difficoltà di comprimere i costi di produzione e i vincoli di accesso al credito (rispettivamente, oltre il 70% e quasi il 40% di quelle attive nel comparto manifatturiero).

Un numero più contenuto di imprese segnala impedimenti dovuti a scarse capacità di offrire servizi all'estero, limitate capacità manageriali a operare su scala internazionale e dimensioni aziendali insufficienti (tutti intorno al 20%).

Il problema delle dimensioni aziendali riguarda circa il 25% delle piccole imprese e il 20% delle medie, mentre è avvertito da meno di una grande impresa su dieci.

Circa 9 mila aziende manifatturiere, pari al 20% del totale, ha consolidato la propria posizione nell'Ue ma perdendo posizioni verso l'area extra-Ue. "Questo potrebbe essere sintomo di una criticità, in quanto segnala un possibile arretramento sui mercati emergenti", rileva Istat. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia