Ilva chiede cassa straordinaria 24 mesi per 6.500 dipendenti

mercoledì 20 febbraio 2013 08:11
 

ROMA/TARANTO (Reuters) - Dopo la Fiat a Pomigliano, anche l'Ilva di Taranto chiede due anni di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per circa 6.500 dipendenti, a partire da marzo.

Lo rendono noto i sindacati e la stessa azienda, secondo cui l'iniziativa rientra nell'attuazione degli obblighi di bonifica ambientale previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale.

In dettaglio, dicono i sindacati, si tratta di 957 impiegati nella produzione ghisa, 940 addetti ad acciaieria, 1.574 laminazione, 607 tubi e rivestimento, 1.249 servizi di staff, 1.070 manutenzione.

Gli altri 4.000 dipendenti dello stabilimento, su un totale di circa 10.0000, sono impiegati nell'area a caldo e dovrebbero continuare a lavorare.

"Il piano di ristrutturazione aziendale presentato dalla società prevede anche la chiusura di alcune linee produttive, in particolare dell'altoforno 1, già chiuso, e dell'altoforno 5. Con tale richiesta, l'azienda conferma l'impegno previsto dall'Autorizzazione integrata ambientale", dice l'Ilva nella nota.

"Sono numeri drammatici. Adesso si aprirà la trattativa sindacale per attenuare la cifra per la rotazione, la formazione e eventuali contratti di solidarietà. Sono numeri che prevedono per due anni lacrime e sangue ma è anche vero che investimenti per la bonifica significano anche che l'Ilva non chiuderà e quindi tra due anni ci sarà nuovo lavoro", dice fiducioso il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale l'azienda stanzierà 2,5 miliardi per la ristrutturazione e non ci saranno esuberi alla fine del biennio.

La magistratura di Taranto ha indagato gli ex vertici dell'Ilva per disastro ambientale e in tale ambito aveva disposto il sequestro giudiziario degli impianti.

Il governo ha varato un decreto, ormai legge dal dicembre scorso, che riassegna alla gestione dell'azienda gli altoforni bloccati a fine luglio, a condizione di rispettare le norme anti-inquinamento sotto la vigilanza di un garante.

I pm hanno fatto ricorso contro il decreto, giudicato inammissibile dalla Corte costituzionale.

Lo scorso 14 febbraio il gip di Taranto Patrizia Todisco ha autorizzato la vendita dell'acciaio dell'Ilva già prodotto e sotto sequestro, del valore di circa 800 milioni di euro.

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Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto in una foto del 3 agosto 2012. REUTERS/Yara Nardi