Ilva, azienda chiede cassa straordinaria 24 mesi per 6.417 dipendenti

martedì 19 febbraio 2013 18:20
 

ROMA/TARANTO (Reuters) - Dopo la Fiat a Pomigliano, anche l'Ilva di Taranto chiede due anni di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per circa 6.500 dipendenti, a partire da marzo.

Lo rendono noto i sindacati.

In dettaglio si tratta di 957 impiegati nella produzione ghisa, 940 addetti ad acciaieria, 1.574 laminazione, 607 tubi e rivestimento, 1.249 servizi di staff, 1.070 manutenzione.

Gli altri 4.000 dipendenti dello stabilimento, su un totale di circa 10.0000, sono impiegati nell'area a caldo e dovrebbero continuare a lavorare.

"Sono numeri drammatici. Adesso si aprirà la trattativa sindacale per attenuare la cifra per la rotazione, la formazione e eventuali contratti di solidarietà. Sono numeri che prevedono per due anni lacrime e sangue ma è anche vero che investimenti per la bonifica significano anche che l'Ilva non chiuderà e quindi tra due anni ci sarà nuovo lavoro", dice fiducioso il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale l'azienda stanzierà 2,5 miliardi per la ristrutturazione e non ci saranno esuberi alla fine del biennio.

La magistratura di Taranto ha indagato gli ex vertici dell'Ilva per disastro ambientale e in tale ambito aveva disposto il sequestro giudiziario degli impianti.

Il governo ha varato un decreto, ormai legge dal dicembre scorso, che riassegna alla gestione dell'azienda gli altoforni bloccati a fine luglio, a condizione di rispettare le norme anti-inquinamento sotto la vigilanza di un garante.

I pm hanno fatto ricorso contro il decreto, giudicato inammissibile dalla Corte costituzionale.

Lo scorso 14 febbraio il gip di Taranto Patrizia Todisco ha autorizzato la vendita dell'acciaio dell'Ilva già prodotto e sotto sequestro, del valore di circa 800 milioni di euro. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto in una foto del 3 agosto 2012. REUTERS/Yara Nardi