Fondazione Mps, controllo Montepaschi in pegno a 12 banche

martedì 12 febbraio 2013 12:29
 

di Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - La Fondazione Mps, primo azionista della terza banca italiana, ha in pegno con 12 banche creditrici l'intera sua partecipazione strategica del 33,5% di Mps e l'intero pacchetto di titoli Fresh 2008 da 490 milioni di valore nominale, a garanzia del suo debito residuo di 350 milioni.

I creditori hanno "la possibilità di appropriarsi delle azioni" in garanzia se il debito supera in valore il 70% del valore di mercato della quota Mps della Fondazione (contando anche quelle convertibili dal Fresh).

Ai prezzi attuali poco sotto 0,24 euro per azione Mps, il valore dei 4 miliardi di azioni in mano alla Fondazione date in pegno ha un rapporto con il debito del 36,5%, ben all'interno della linea di default del 70%.

In una informativa della direzione amministrativa della Fondazione, preparata a inizio settembre del 2012, che Reuters ha potuto visionare, si dettaglia la ristrutturazione di questo debito fatta nel giugno 2012 dopo che erano stati rimborsati alle banche 679,6 milioni.

Un passo indietro di 5 anni. La Fondazione nel settembre del 2007 aveva un patrimonio, a valore di libro, di circa 6,4 miliardi. La sua quota della banca in azioni ordinarie, risparmio e privilegiate, era nel patrimonio immobilizzato a un valore di libro di circa 2 miliardi.

Quella quota mostrava una plusvalenza teorica - cioè quella che avrebbe avuto Fondazione se avesse venduto agli allora prezzi di mercato - di quasi 4,6 miliardi, secondo i dati del bilancio 2007.

Per evitare di diluire sotto il 50% la sua quota nel Monte, la Fondazione ha acceso dal 2008 debiti superiori a un miliardo di euro, oggi ridotti a 350 milioni, per coprire pro-quota successivi aumenti di capitale di Mps a partire da quello da 5 miliardi del 2008, oltre ai 490 milioni di Fresh, per comprare Antonveneta.

Evidentemente invano.   Continua...

 
L'insegna di Banca Monte dei Paschi di Siena su una vetrina di una filiale a Roma, in una foto dello scorso 29 gennaio. REUTERS/Max Rossi