Basilea 3, ammorbidite regole, banche balzano in borsa

lunedì 7 gennaio 2013 09:43
 

BASILEA/MILANO (Reuters) - Il Comitato di Basilea ha raggiunto un accordo per posporre l'entrata a regime dell'accordo sui nuovi criteri di liquidità che ora inizieranno ad essere implementati gradualmente a partire dal 2015, fino al 2019, ampliando la gamma di strumenti che le banche devono avere a disposizione per fronteggiare situazioni di stress finanziario.

In particolare, tra questi asset sono stati incluse alcune azioni, strumenti garantiti da mutui ipotecari ('residential mortgage backed securities) e bond societari con un più basso livello di rating.

Agli istituti di credito è stato così concesso ieri un margine temporale di quattro anni per la progressiva entrata in vigore delle nuove norme.

Il passo indietro rispetto a un più immediato e draconiano cambio delle regole globali sulla liquidità delle banche, mirato a prevenire un'altra crisi finanziaria, è andato anche al di là delle aspettative delle banche, consentendo loro di utilizzare una gamma di asset più ampia.

Anticipata da Reuters mercoledì scorso, la notizia non può naturalmente non giovare ai corsi azionari dei finanziari.

Partito in rialzo di mezzo punto percentuale, intorno alle 9,30 l'indice europeo di settore fa +1,8%.

Sulla piazza milanese avanzano di quasi il 4% UniCredit e di oltre il 3% Intesa Sanpaolo, mentre Mps resta sospesa in asta di volatilità con un teorico +12,16%.

"La notizia è attesa e positiva, in quanto non obbligherà le banche a raggiungere i nuovi target di asset liquidi in tempi così stretti. E' positiva soprattutto per le banche del Nord Europa" commenta un primario broker italiano.

"Le banche italiane hanno già raggiunto o sono vicine ai target fissati sul 'liquidity coverage ratio' (lcr). In particolare Intesa, Ubi e Banco Popolare hanno già dichiarato di avere un 'lcr' sopra il 100%. E' positivo per UniCredit anche se non ha dato livelli precisi sul raggiungimento del 'lcr'".

L'originale scadenza di gennaio 2015 era stata peraltro in numerose occasioni indicata come troppo vicina. La stessa autorità bancaria europea Eba stimava già ad aprile dell'anno scorso che le nuove regole avrebbero imposto agli istituti Ue un rafforzamento di capitale da almeno 242 miliardi.

Se a fine ottobre l'Abi italiana aveva ufficialmente chiesto un rinvio dell'entrata in vigore delle nuove norme per evitare effetti pro-ciclici in una fase di recessione, a metà dicembre i ventisette membri Ue e il parlamento non hanno raggiunto alcun accordo a Strasburgo. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia