Decreto Sviluppo conferma norme per conversione azioni Cdp delle Fondazioni

giovedì 6 dicembre 2012 16:25
 

ROMA (Reuters) - Il maxiemendamento al decreto Sviluppo conferma le linee per agevolare la conversione delle azioni privilegiate della Cdp, detenute dalle fondazioni, in azioni ordinarie.

E' quanto si legge all'articolo 36 bis del provvedimento approvato questa mattina dal Senato, che conferma le indiscrezioni e le dichiarazioni di alcuni protagonisti come il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini.

La procedura prevede che entro il 31 gennaio del 2013 la Cdp determini i rapporti di conversione delle azioni privilegiate in ordinarie.

I criteri per l'identificazione dei valori prevedono che il soldi versati nel 2003 dalle Fondazioni, pari a 1,050 miliardi, siano rapportati al valore totale della Cassa a quella data stimato a 6,300 miliardi, non al nominale di circa 3 miliardi. Si determina così la percentuale di partecipazione delle Fondazioni al capitale iniziale. E la diluizione, rispetto all'iniziale partecipazione del 30%, delle quote in mano alla Fondazioni.

Poi, si dice ancora nel decreto, si dovranno calcolare i valori della Cassa a fine 2012, che serviranno a determinare il entità dell'eventuale conguaglio dovuto dalle Fondazioni se non vorranno diluirsi nel capitale.

Il decreto licenziato dal Senato oggi risolve salomonicamente la questione se gli azionisti che convertono debbano o meno restituire i dividendi straordinari pagati dalla Cassa: le Fondazioni dovranno rimborsare solo la metà dell'extradividendo.

Le norme sulla conversione volute dal Consiglio di Stato dicono, inoltre, che eventuali conguagli e rimborsi delle fondazioni potranno essere pagati in quattro rate annuali, ma si impone il versamento di una quota minima del 20% entro il primo aprile 2013.

Chi non volesse aderire alla conversione, sembra il desiderio di Fondazione Cariverona, dovrà renderlo noto fra il 15 febbraio e il 15 marzo 2013.

In base questa procedura, la relazione di accompagnamento all'emendamento che ha disegnato la norma, segnala che la quota che le Fondazioni avevano inizialmente in cassa corrispondeva al 16,7% dell'intero capitale. E che il costo di un eventuale conguaglio sarebbe di 550 milioni per salire al 20%; 1,4 miliardi per arrivare al 25% e di 2,230 miliardi per ritornare all'originario 30%.   Continua...