Ilva, azienda chiede dissequestro a tribunale, nega dati su inquinamento

martedì 20 novembre 2012 16:32
 

ROMA (Reuters) - L'Ilva ha annunciato oggi di aver depositato un'istanza di dissequestro degli impianti messi sotto custodia dalla Procura a fine luglio nell'ambito di un'inchiesta per disastro ambientale, affermando che altrimenti non può applicare le misure previste nella nuova Autorizzazione integrata ambientale.

In una nota, l'azienda siderurgica - che fa parte del Gruppo Riva - contesta anche la perizia chimica e quella epidemiologica disposta dal giudice per le indagini preliminari, che hanno portato al sequestro dell'area a caldo, definendole "totalmente inaffidabili".

"Il deposito è successivo al via libera da parte del ministro (dell'Ambiente Corrado) Clini al progetto per l'applicazione dell'Aia presentato dalla società", dice la nota.

"Senza la piena disponibilità degli impianti sarebbe infatti impossibile all'azienda applicare le direttive previste dall'Aia".

La scorsa settimana il ministero, ha detto una fonte governativa a Reuters, ha risposto al piano di applicazione dell'Aia presentato dall'azienda, dando parere favorevole a molti punti, ma chiedendo chiarimenti o bocciandone altri.

Secondo Ilva, inoltre, "i livelli di PM10 (polveri sottili) registrati a Taranto - peraltro inferiori rispetto a moltissime altre città italiane ed estere - non possono essere considerati responsabili di presunti eccessi di patologie che sono state stimati su base statistica utilizzando parametri che l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) considera come 'obiettivo' da raggiungersi in futuro ma non nei prossimi anni", e dunque non hanno valore immediato.

Per l'azienda, invece, "l'aumento di alcune patologie tumorali (come ad esempio il mesotelioma, che ha un periodo di latenza a volte di oltre trent'anni) sono sicuramente ascrivibili a un periodo di sedimentazione più lungo rispetto ai tempi prospettati dalle Autorità e alle emissioni dell'Ilva, quindi ad una gestione precedente" e ad altri impianti presenti nel tarantino.

(Massimiliano Di Giorgio)

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L'Ilva di Taranto in una foto del 4 agosto scorso. REUTERS/Yara Nardi